Granda Land Of Beer 2026 è finito, e adesso che i banconi sono smontati e il tendone è tornato silenzioso, resta quella sensazione che arriva sempre dopo un evento — una specie di eco della festa che si spegne piano. Per noi che ci abbiamo lavorato è anche, più banalmente, la tensione che si scioglie dopo tre giorni pieni.
Questo non è stato l’evento più grande a cui abbiamo preso parte o che abbiamo organizzato.
Ma è stato quello che abbiamo sentito di più e che ci ha emozionato (e messo tanta ansia!).

Il nostro birrificio ha compiuto quindici anni e abbiamo festeggiato il nostro compleanno a Lagnasco, dove tutto è iniziato.
Quindici anni sono una cosa concreta, e quando ci pensi ti mettono anche un po’ in soggezione. Sono tanti passi, tante decisioni prese con poche informazioni e poi venute bene lo stesso, sono errori che hanno insegnato più di qualsiasi manuale, sono persone che sono passate — molte sono rimaste, tutte hanno lasciato un segno.
In questo settore, quindici anni vogliono dire che hai attraversato l’entusiasmo ingenuo degli inizi, il boom che sembrava non finire mai, e poi quella fase più silenziosa in cui il mercato ha iniziato a fare le sue selezioni.
E sei ancora qui.

Essere ancora qui, però, non è mai stato l’obiettivo.
Se c’è un obiettivo, è sempre stato fare la nostra strada a modo nostro. Partire da casa, dalla provincia Granda — che non è solo un nome ma un posto preciso, con una storia senza clamori e passioni profonde — e da lì continuare a uscire, confrontarci, lavorare con chi arriva da contesti diversi dal nostro. Non per sembrare più internazionali, ma perché è nel confronto che capisci davvero cosa stai facendo.
Oggi siamo felici di aver festeggiato insieme alle persone del nostro paese e insieme ai birrifici che si sono uniti con le loro birre e la loro presenza.
Le relazioni che nascono così non sono networking. Non ci fa impazzire quella parola.
Sono amicizie nate intorno a un bicchiere e a lunghe discussioni - perchè è fatidico che se metti 5 birrai in una stanza avrai 5 visioni diverse della stessa realtà - ma da cui nascono collaborazioni e, poi, birre che non sarebbero mai esistite senza quella precisa serata, senza quella discussione finita tardi.
E poi c’è l’altra tensione, quella interna.
Le birre popolari e le birre di ricerca, che sembrano categorie lontane ma che nella pratica ti costringono ogni giorno a decidere dove mettere tempo, energia, attenzione.
Una Lager fatta bene è una cosa difficilissima.
Allo stesso tempo, ci sono idee non ancora messe alla prova della realtà che aspettano l'occasione di fermentare per scoprire cosa diventeranno.Entrambe le cose sono Granda.
E rinunciare a una delle due vorrebbe dire rinunciare a una parte di quello che siamo: la parte che vuole che la birra sia accessibile, e quella che non riesce a smettere di fare domande.

Il cambiamento, in tutto questo, non fa paura. O meglio: fa paura, ma è quella che ti spinge avanti e accompagna la crescita..
Quello che senti quando stai crescendo, non quando stai perdendo qualcosa: cambiare non vuol dire perdere identità. Vuol dire che l’identità è abbastanza solida da reggere il movimento, abbastanza viva da non aver bisogno di essere conservata sotto vetro.
Insomma quindici anni di Granda sono stati quindici anni di cambiamento continuo — nelle ricette, nelle idee, negli spazi — e oggi siamo più noi di quanto siamo mai stati.
Grazie a chi è venuto.
Grazie ai birrifici amici e ai birrai che ci hanno onorato della loro presenza.
Grazie alla Pro Loco di Lagnasco, che ogni anno mette le mani in pasta con noi e senza cui niente di tutto questo sarebbe possibile nel modo in cui lo è.
Ora il lavoro continua!
